sul referendum

Tratto da: un commento su facebook in cui stranamente sono riuscita a riassumere tutto.

Inizialmente non avevo una vera posizione sull’argomento. Il quesito era piuttosto ininfluente in realtà, perché avrebbe *forse* impedito il rinnovo tacito delle concessione sotto le 12 miglia alla fine della concessione, ma altrettanto facilmente ci sarebbe stata una rinegoziazione delle concessioni, che sarebbe stata utile ma non necessariamente costruttiva. Erano obiettivamente due righe in un testo molto lungo inserito in un enorme contesto legislativo in cui, in maniera tipicamente italiana, fatta la legge scoperto l’inganno. Non avendo tempo di guardare tutto e non fidandomi delle interpretazioni altrui, non potevo con certezza prendere una posizione, ed era intellettualmente più corretto votare bianca.
Ma se avevo qualche possibilità di farmi trascinare dalla pigrizia, la voglia di altri di impedire a chi voleva invece farsi sentire, nel merito o per principio mi ha motivato ulteriormente ad andare a votare. Alla fine ho votato sì, perché era più affine al mio modo di pensare anche sapendo che realisticamente cambiava poco niente.
Ma avere in casa degli elementi che non votano apposta per impedire ad altri, nel giusto o nell’errore, di far valere la propria voce in effetti ti scuote.
Si può dire che si decide razionalmente, ma in effetti spesso è il cuore e l’intuizione che ti spingono verso una cosa o l’altra, e non è necessariamente un male.

Rimani sul pezzo. Bacialo.

A Bold World

alone Non è qualcosa che si possa spegnere. Parte di me è sempre disconnessa. Astrae, alla ricerca di numeri e regolarità. Nel momento in cui dovremmo essere più vicini, parte di me è comunque sola, a contare il tocco dei suoi polpastrelli. Tocco. Tocco. Tocco tocco. Tocco tocco tocco. Tocco tocco tocco tocco tocco. Aspetta. Questa è… È la sequenza di Fibonacci! …qualunque cosa io abbia fatto per meritarti, non sarà mai abbastanza. (source)

Ho un problema a stare radicata nel presente, quando sono in situazioni fisiche. Il mio cervello non si perde in centinaia di seghe mentali, piuttosto è come se si estraniasse nel momento in cui il corpo pigramente immette sensazioni e sarebbe bene godersele, fissarle.

Durante il sesso è tutto così concitato che il mio cervello difficilmente si perde nei pensieri. Sono concentrata nell’atto, se ne ho, sono connessi alla situazione. Non cerco di dare un ordine…

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sulla disorganizzazione e la mia sostanziale inettitudine ai rapporti umani

io sono disorganizzata. (sento un coro di “ma dai? Non l’avrei mai detto!”)
E per quanto sia una malattia da cui cerco di guarire, se non vi contatto, non mi faccio viva, vi prometto di fare cose che poi non faccio… è che mi dimentico.

Il mio cervello è pieno del pensiero del momento e di varie altre puffole. In un mondo ideale sarei probabilmente messa a fare solo quello e non a scalare alberi quando sono chiaramente un pesce (faccio riferimento ad una citazione attribuita comunemente a Einstein e non mi cale di vedere se lo è davvero).

Non ho un cervello ordinato come la maggior parte della gente, ci provo davvero a tenerlo in ordine, fingo di essere organizzata, ma non ce la faccio. Mi rendo conto che non sono la prima né l’ultima. Ma in relazione a questa difficoltà comunque la gente sembra non capire. Non è che non vi voglia bene, non è che non mi freghi un cazzo, semplicemente come dico spesso a volte il mio cervello si comporta come una falena in una fabbrica di neon, a volte come suddetta falena che sbatte ossessivamente contro quella cazzo di luce per ore e ore. Non c’è via di mezzo.
Al mio cervello piace fare il disadattato. Che ve devo dì.

Inoltre sono più brava a fare cose per le persone che confortarle o star loro vicino. Dimostro il mio amore offrendovi supporto tecnico nelle mie possibilità, opinioni, informazioni, assistenza, compagnia.
Alzi la mano chi non mi ha mai chiesto qualcuna tra queste cose. Sono i momenti in cui penso “Sì! Finalmente mi chiedono qualcosa in cui non sono inutile!”.
Vi sarete accorti che a tenervi la mano non sono brava. Nella paura di sbagliare, di fare peggio, di causare più dolore, rimango indietro, alzo le mani, a meno che non mi si richieda specificamente supporto. Particolarmente quando non posso essere presente di persona, mi è difficile offrire vero conforto. In una crisi emotiva, e l’atteggiamento potrebbe essere costruttivo o appropriato come il contrario, sono la persona che sdrammatizza e razionalizza, che cerca di distrarvi. La messa a terra per impianti elettrici in corto, con risultati vari.
Io stessa le volte che cerco supporto emotivo è in fondo calmare la tempesta, quindi metto a frutto quello che so perché per me l’emozione è disturbo. Epicuro me fa ‘na pippa
Generalmente più empatizzo più non so che dire oltre a “ti capisco”.
Vi posso per caso dire rassicuranti ovvietà? Sono buoni tutti. Non è che non ci provi, ma sembra inutile. Se tutti vi ripetono la stessa cosa, che aiuto do se ve la ripeto anche io? Affermare empatia, prendere atto del vostro stato emotivo? È ovvio. Ma scatena in me uno dei miei peggiori demoni: la mia sostanziale inutilità nel mondo per come sono.

Dansu dansu dansu

“Ma cosa devo fare allora?”
“Danzare” rispose “continuare a danzare, finchè ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perchè. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano”.
Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro.
“Danzare è la tua unica possibilità” continuò “devi danzare, e danzare bene. tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch’io potrò darti una mano. Finchè c’è musica, devi danzare!”

ESFJ

È fottutamente alto.
È piuttosto sexy.
Facciamo una strana coppia.

Appena l’ho visto la prima volta, gli sono saltata letteralmente in braccio. Ha gli occhi verdi, lo sguardo vagamente felino, un bell’esemplare meridionaleggiante, un bel sorriso. È già sale e pepe, e vagamente in sovrappeso, ma non importa.

Abbiamo camminato per CittàLaggiù per ore. Ci siamo seduti sulla spiaggia, abbracciati, e baciati. Mi sentivo così a mio agio fra le sue braccia. L’ho portato in un posticino carino, mi sono bevuta un bicchiere di vino (temo sia da incolpare lui, ma temo anche che non c’entri niente), lui una birra. Perfetto gentleman. Ma anche molto invogliato. E devo dire anche io.

Cazzo quanto ci sa fare.

cazzo quanto ci sa fare.

Non aggiungerò altro.

sono andata a fare cose wikipediose ma racconto il pre e il post

L’ANDATA

6 e qualcosa. Salgo su un Frecciarossa semivuoto, lussuoso e comodo. Jude Law che mi fa l’occhiolino dalle riviste gratuite lasciate sui sedili, e penso, è una buona giornata. Il treno è pulitissimo e profumato. Il sedile è comodo, e dentro c’è Morfeo mi sussurra all’orecchio che vorrebbe che fossi sua, di abbandonarmi alle sue braccia.

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puoi portarmi dove vuoi con quello sguardo, Jude😉

Trenitalia cinguetta allegramente del loro bar dove ci aspettano cornetti e caffè (e se prendiamo il menù notizie ci danno pure un quotidiano omaggio, OMFG!) e si raccomanda ad ogni stazione di zittire telefoni e parlare a bassa voce per non disturbare gli altri. Per un po’ mi pare di essere tornata in Belgio, nella civiltà.

Scrivo l’inizio di un racconto sul mio tablet anche perché ho tutto il tavolo per me, ed è talmente silenzioso che anche se non ho portato le cuffie riesco a concentrarmi.
So che se volessi potrei andare in bagno. Dovrebbe essere pulito. Mancano gli uccellini che cinguettano e ti portano fiori e secondo me, se l’avessi chiesto alla sorridente signorina capotreno, mi avrebbe detto “shhh, ci stiamo lavorando!😉 ”

###Inframezzo Wikipedioso di cui forse racconterò prima o poi###

IL RITORNO

Viaggio della speranza su un regionale veloce stracolmo. Odori e grida. Genti ammassate neanche fosse il parterre di un concerto. Siedo per puro culo. Si svuota intorno ad Imola per il mio sollievo. Trenitalia ricorda severamente che viaggiare in treno senza biglietto o con biglietto non convalidato comporta il pagamento di una multa fino a 200€ o di importo a norma di legge nelle regioni ecc. E ovviamente che il capotreno nell’esercizio delle sue funzioni è un pubblico ufficiale quindi stay manzo & dagli le tue generalità. All’altezza di Cattolica collettivo affanno ansioso. Una mandria di ragazzini esagitati ci aspettano al binario e dico aspettano per convenzione linguistica. Letteralmente SBATTONO SULLA FIANCATA DEL TRENO. Guardo speranzosa l’omone che assomiglia vagamente a Vin Diesel di fronte a me. Ha un aspetto minaccioso a prima vista, ma l’ho visto sorridere a dei bambini e sinceramente è molto amichevole, sorride molto, è anche cortese, in realtà. Il suo aspetto minaccioso fa da deterrente alla baraonda. Lo ringrazio mentalmente. Ce ne becchiamo due, ma sono stanchi morti e silenziosi.
Per assoluta necessità mi avvio verso il bagno, ma devo attraversare un paio di vagoni e mi trovo a chiedere “permesso” ad uno di quei regazzini di cui sopra. So che son guai quando dice “Oh scusa. Scusa, eh. Scusa.”

Faccio metà vagone ma Trenitalia annuncia che stiamo arrivando ad Ancona. Chi mi conosce ed ha avuto la sfortuna di farsi un viaggio in treno con me sa che ho l’ansia di non scendere alla fermata giusta, quindi rinuncio al bagno e penso che ci andrò in stazione. Torno indietro.

“Ahò che fai piji per culo?”

I muscoli delle spalle mi si tendono. Combatti o fuggi.

  • Quanti ne posso stendere fisicamente? Mezzo, forse, perché sono una nana maldestra e priva di muscoli.
  • Quanti invece col sarcasmo? Li guardo bene. Tutti, se la lingua mi assiste. Specialmente il tipo. Ha dei capelli ridicoli.

Apro la bocca. La richiudo. Me la batto, non senza lanciare uno sguardo di sufficienza.

Nel frattempo messaggio su Whatsapp con ESFJ (forse più informazioni su di lui più avanti).

I tipi mi seguono e io li ignoro continuando a smessaggiare con ESFJ. Ignorare è una cosa che faccio bene. Una seconda natura.

Attorno a me i tipi parlano tra di loro. Riconosco la calata, ormai sono diventata esperta. Sono abruzzesi.
“Ma l’amico mio è bello?”
Cazzo dicono a me. Non sono abituata a quelli che ci provano con me. Classica strategia wingman, cioè il più ardito del gruppo, cerca di attirare la tua attenzione su uno dei suoi amici.
Manco lo guardo bene. “Ehmmmm, sono cieca”. Oh dai, questa fa ridere sul serio.
“Sei cieca?!”
“Già.”
“Scommetto che sei anche sordomuta!”
“Come lo sai?!?!?”

Per stemperare e perché il mio cervello è pur sempre quello di una linguista chiedo “Per curiosità, di dove siete?”, anche se so già la risposta.

“Io, o gli altri?” mi risponde il tipo interessato.
“In generale”
“Io so abbbruzzese.”
“Eh, se sente”

Ride e mi fa un po’ la bocca, perché ho un accento marchigiano molto marcato, che esce fuori in queste occasioni. Penso che finisca lì. Continuo a smessaggiare con ESFJ raccontandogli nel frattempo quello che è successo.

Il tipo si mette vicino a me, un po’ anche alle mie spalle, ma rispettando lo spazio personale. “[Nome e Cognome], aggiungimi su facebook”. Riconosco questo modo di fare. L’Orso ha questo accento, e questo modo di fare. E a me piace questo modo di fare, mi ricorda una parte del mio cervello. Col tempo mi sono sensibilizzata a questa scanzonata sicurezza di sé, mi attrae ad un livello “uga-uga-ziamo-gavernigoli-zcopiamo”. So cosa c’è dietro, ovviamente. Ci provano anche un po’ per sport. Ma sto messaggiando con ESFJ e non mi sembra giusto.

“Non ho Facebook”.
LE CAZZATE, mi dice la mia mente. Ma c’è chi non ce l’ha. E io ho proprio quell’aria radical chic con il mio top accollato, il trucco e l’aria annoiata.
“Il tuo numero di telefono, allora? Un’uscita?”
C’è una parte di me a cui piace molto essere single. L’Orso è quello che è, e con ESFJ è ancora tutta da vedere. Quel ragazzo è pure carino.

Mi esce di bocca quasi automaticamente. Ormai ho imparato il modo abruzzese di rifiutare un’avance, scanzonatamente. “Ho già un ragazzo. È pure di Ortona.” Gli lancio uno sguardo un po’ malizioso. Sottintende “È abruzzese pure lui e si sa che gli abruzzesi sono rissosi”. Vorrei anche aggiungere “Sai chi altri è di Ortona?” (Rocco Siffredi). E lanciargli uno sguardo ancora più malizioso come a dire “ce l’ha lungo come il mio braccio”.
Intanto racconto il primo scambio ad ESFJ che se la ride.

Il tipo è scafato. Non convinto, mi dice qualcosa in dialetto e io faccio “eh?” perché non ho sentito. Sono mezza sorda. Lui fa: “Hai un ragazzo abruzzese e non capisci l’abruzzese?”
Okay, è il momento dell’alterigia. “Ma io gli faccio parlare italiano quando è con me.” Credo che o abbia capito che era battaglia persa, o forse sono riuscita a dare un’impressione di chi comanda nella coppia e quindi ora ci crede.

Il treno si ferma.

Esco.

Racconto ancora ad ESFJ perché parlare con lui è una droga. Malcela una puntina di gelosia.

Sono soddisfatta.

Ci siamo divertiti tutti.