Penso, *ma esisto

Certo che i libri di linguistica italiana diventano talvolta incredibilmente poetici e nascondono spunti di storie infinite. Ad esempio, parlando di coesivi, la trattazione delle anafore nelle terzine dantesche su Francesca da Rimini e l’onnipotente amor. Oppure concetti di sapore vagamente distopico con l’asterisco dell’inaccettabilità:

“Penso, *ma esisto

che espone la logica un po’ truzza nel mondo giovanile italiano. Sì, penso, ho un cervello, però so vivere, che vi pare.
O nel modo abbastanza tragico in cui presenta il dialogo tra una malata di Alzheimer e una psicologa.
O anche l’assai piena di pathos analisi linguistica della polisemica poesia Italia  di Ungaretti.

Cosa non si fa per non studiare 

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