“laureanda”

Laureanda.

Questa parola significa “prossima alla laurea”.

L’etimologia della parola è molto interessante. Per chi non ha mai avuto il dispiacere di saperlo, il suffisso -ndo/a che si usa per indicare “in procinto di/prossimo a” proviene da una coniugazione del verbo latina chiamata perifrastica passiva, che senza annoiarvi troppo (e per evitare di incappare in possibili stronzate sotto gli occhi vigili del professorando di latino e greco che spesso legge questo blog) traduce in realtà un dovere, una necessità. Da qui la famosa mutanda in realtà è una cosa che si DEVE cambiare (capito, zozzoni?).

In procinto di, invece, viene tradotto dalla sua controparte perifrastica attiva (che è quella che appare nella famosa frase “ave Caesar, morituri te salutant” – ecco, morituri è una forma sostantivata. In pratica stanno i gladiatori si riferivano a loro stessi come “coloro che stanno per morire”). Ma questo è un’altra storia.

Ecco che magari per la persona che, tipo, domani si laurea, forse sarebbe meglio dire laureatura. Però vabbè, stiamo a guardare le finezze.

Per me, invece, laureanda è la parola giusta.

Devo laurearmi. Ho la necessità (nel senso filosofico della parola necessità, di quelle cose che non possono non essere, insomma) di laurearmi.

Perché non ce la faccio più.

Basta. Voglio partire. O voglio cominciare la magistrale. Non ne posso più della triennale.

E nemmeno di questa tesi.

BASHTA!!!

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2 thoughts on ““laureanda”

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