I sentimenti di Schroedinger

Ieri ho avuto un sentimento, l’ho riconosciuto e ho osato mostrarlo ad altri.

No biggie, per la gente normale.

Per me invece, sì, evidentemente il risultato di molto, molto lavoro sui miei sentimenti. Potrei descrivere i miei sentimenti come una scatolone rettangolare nel mio petto aperto da un lato, diviso in tre settori e orientato con l’apertura verso l’esterno. Abbiamo in questo modo, il lato opposto e il settore centrale chiusi, e il lato aperto verso l’esterno. Questa immagine potrebbe descrivere i sentimenti di chiunque in realtà: l’unica cosa che cambierebbe sarebbe la tenuta stagna tra i tre settori.

Il settore interno contiene i veri sentimenti, il settore centrale è il luogo dove i sentimenti arrivano quando vengono provati ed escono a volte nel settore aperto, quello dove vengono esternati, e alla bisogna fabbricati e simulati… ma alla bisogna.

Immagino che un una persona normale il settore centrare e quello interno siano per lo più comunicanti, e quello interno rimane comunque dotato di uno spioncino in cui si può scegliere di guardare con un po’ di autoanalisi. Il settore centrale e quello esterno sono di conseguenza a volte aperte e a volte no, in modo controllato. Nelle persone emotive ed aperte, i tre settori sono in quasi costante comunicazione, come una fabbrica di sentimenti. Ma nelle persone normali, ci sono sentimenti espressi, esprimibili e non esprimibili.

In me, fino a quando non me ne sono resa conto, il settore interno era quasi a compartimento stagno, il settore centrale quasi sempre vuoto e, per sopravvivenza sociale, emozioni venivano fabbricate e simulate nel settore esterno, a beneficio della gente intorno a me. Ora, queste emozioni non sono necessariamente false. Il settore interno era un compartimento stagno ma non vuoto. Era inoltre privo dello spioncino, o lo spioncino era talmente nascosto che non riuscivo ad accedervi neanche provandoci. Il settore interno, oltretutto, è un compartimento stagno, ma non indistruttibile. Accumulata abbastanza entropia al suo interno, esso esplode, riempiendo gli altri due settori e avendo sul sistema varie possibili conseguenze: crisi di pianto, rabbia cieca e distruttiva, depressione, ansia. Inoltre, travolgevano l’apertura tra il settore centrale e quello esterno senza darmi la scelta di aprirlo o no, con mia incredibile umiliazione.

In realtà, la pienezza del settore centrale e lo sfogo dell’entropia all’interno del settore nascosto può dipendere anche solo dall’accesso allo spioncino. Non v’era spioncino. I miei sentimenti erano un po’ come il gatto di Schroedinger: non c’era modo di sapere in quale stato fossero.

In mancanza di emozioni di questo tipo, si comincia a simularle. Questo non significa che io sia falsa. Utilizzavo la mia razionalità per capire che cosa provassi o cosa potessi provare, e mostrarla di conseguenza. A sopperire alla cognizione sui miei sentimenti per le persone vengono in aiuto i campanelli d’allarme (per decidere se una persona mi piaccia o no, sono sempre estremamente accurati anche quando mi sforzo per provarmi il contrario), probabilmente mescolanza tra segnali inconsci razionali ed emozionali insieme, e il tremore nella scatola, specie quando sono in conflitto con una persona che amo. Con le esplosioni di emozioni negative e l’ansia, era impossibile per me capire che in realtà il mio problema era proprio la mia cognizione delle emozioni. Era impossibile rendermi conto che non ero emotiva e aperta, ma chiusa, e le emozioni che straripavano erano semplicemente la scatola che esplodeva. Dimostrazione era la sensazione di pace assoluta dopo un pianto, e il rendersi conto che la scatola e il muro che separa due settori non erano assolutamente intatti, ma erano stati grattati fino a quando uno scossone l’aveva rotta.

Poi, piano piano, si rimetteva a posto. Si faceva una porta coi cardini e tutto… ma anche blindata.

L’empatia, ovviamente, risultava mancante. Se i sentimenti sono solo esperienze terribili, tutto ciò che è troppo forte e viene dall’esterno è un pericolo e viene rigettato. Ovviamente le accuse di mancanza di empatia e di emozioni si sono sprecate. Ma non le capivo: guarda quanto soffrivo occasionalmente!

Poi arrivò il MBTI e il suo profilo INTP: così calzante! Andava quasi tutto a posto. Ho un problema coi sentimenti, e con l’esternazione degli stessi.

Così sono giunta a questo stato intermedio dove la porta si apre un tantino e il sentimento si riversa un pochettino nella parte centrale. Non c’è abbastanza pressione per esplodere anche attraverso l’altra porta, così ho più potere sulle mie emozioni. S’è capito chi è che tiene le porte chiuse: io. Così per qualche tempo ho avuto queste emozioni: belle, brutte, nella mia scatola centrale. Apro la porta selettivamente. E anche l’empatia è diventata meno dolorosa, quindi ho cominciato a raccogliere le problematiche delle persone, ubriaca del contatto umano, incurante del fatto che alla lunga NON fa bene. Anche perché erano troppe poche le persone con cui oso mostrare le mie – la comparazione tra i miei problemi e quelli di altre persone sembra sempre così schiacciante nel loro vantaggio. Ci vuole una persona cui interessano davvero le mie capace di tirar fuori con le arti riadattate della maieutica, la verità.

Così ieri, triste perché un’amica era ripartita (a dire il vero, sul binario i miei sentimenti erano accurati, ma simulati, ma va bene, adesso siamo allo stadio delle emotions recollected in tranquillity di Wordsworth) ho riconosciuto il motivo e ho mostrato deliberatamente le lacrime in famiglia.

Mi sembra un passo avanti.

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