2017

È un secolo che non scrivo più qui ma devo fare la tesi e quindi spreco il mio tempo qui.

Dunque aggiorniamo questa cosa al 2017.

Sto facendo nottata per finire il secondo capitolo di una tesi difficilissima su un tema praticamente inesplorato: l’accessibilità dei testi museali con eyetracker. Tra 6 ore devo andare a lavorare. La mia procrastinazione non ha fine.

È il compleanno del mio ragazzo oggi. Ieri l’ho salutato che è stato con me l’intera giornata di ieri. Mi fa strano questa cosa del ragazzo. Non sono sicura di saperla fare, ma ci sto provando con tutte le forze. Mi piace tanto anche se siamo molto diversi. È tanto dolce. È un ISTP da manuale. Voglio dire è persino bravo coi motori, ha un lavoro fisico ed è dolce ma riservato.

Una settimana fa nel weekend lungo di epifania sono andata verso Belluno con lui e ho rivisto kat e il suo, di ragazzo. Worth noting.

Sono molto più attiva su Tumblr che su altri blog.

Non scrivo più manco una riga da un bel po’ di storie, faccio schifo. No vabbè manco una riga non è esatto ma vabbè. Non leggo molto a parte i libri di uni e di tesi e qualche sito internet, oltre che innumerevoli email, ma guardo tante serie e tanti film.

Tra tesi e uni, poi tesi e lavoro, è stato difficile.

Lavoro con contratto da tirocinante a 700 € al mese in un’azienda che fa 1) vestiario 2) maschile 3) di lusso ed elegante. L’ironia non mi sfugge. Comunque faccio Marketing e Commerciale Estero. È abbastanza complicato.

Sono diventata enormemente più turbolenta, sembra che io abbia aperto il vaso di Pandora e abbia svelato i lati peggiori di me anche se, se non altro, in fondo al vaso c’è anche la speranza. Sono più capace di essere felice, ma anche più triste, più arrabbiata, più rancorosa. Eccetera.

Ne sono successe tante negli anni passati. Sono cresciuta tanto, o almeno spero.

E speriamo di continuare a farlo e coltivare le cose belle che ho.

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sul referendum

Tratto da: un commento su facebook in cui stranamente sono riuscita a riassumere tutto.

Inizialmente non avevo una vera posizione sull’argomento. Il quesito era piuttosto ininfluente in realtà, perché avrebbe *forse* impedito il rinnovo tacito delle concessione sotto le 12 miglia alla fine della concessione, ma altrettanto facilmente ci sarebbe stata una rinegoziazione delle concessioni, che sarebbe stata utile ma non necessariamente costruttiva. Erano obiettivamente due righe in un testo molto lungo inserito in un enorme contesto legislativo in cui, in maniera tipicamente italiana, fatta la legge scoperto l’inganno. Non avendo tempo di guardare tutto e non fidandomi delle interpretazioni altrui, non potevo con certezza prendere una posizione, ed era intellettualmente più corretto votare bianca.
Ma se avevo qualche possibilità di farmi trascinare dalla pigrizia, la voglia di altri di impedire a chi voleva invece farsi sentire, nel merito o per principio mi ha motivato ulteriormente ad andare a votare. Alla fine ho votato sì, perché era più affine al mio modo di pensare anche sapendo che realisticamente cambiava poco niente.
Ma avere in casa degli elementi che non votano apposta per impedire ad altri, nel giusto o nell’errore, di far valere la propria voce in effetti ti scuote.
Si può dire che si decide razionalmente, ma in effetti spesso è il cuore e l’intuizione che ti spingono verso una cosa o l’altra, e non è necessariamente un male.

Rimani sul pezzo. Bacialo.

A Bold World

alone Non è qualcosa che si possa spegnere. Parte di me è sempre disconnessa. Astrae, alla ricerca di numeri e regolarità. Nel momento in cui dovremmo essere più vicini, parte di me è comunque sola, a contare il tocco dei suoi polpastrelli. Tocco. Tocco. Tocco tocco. Tocco tocco tocco. Tocco tocco tocco tocco tocco. Aspetta. Questa è… È la sequenza di Fibonacci! …qualunque cosa io abbia fatto per meritarti, non sarà mai abbastanza. (source)

Ho un problema a stare radicata nel presente, quando sono in situazioni fisiche. Il mio cervello non si perde in centinaia di seghe mentali, piuttosto è come se si estraniasse nel momento in cui il corpo pigramente immette sensazioni e sarebbe bene godersele, fissarle.

Durante il sesso è tutto così concitato che il mio cervello difficilmente si perde nei pensieri. Sono concentrata nell’atto, se ne ho, sono connessi alla situazione. Non cerco di dare un ordine…

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sulla disorganizzazione e la mia sostanziale inettitudine ai rapporti umani

io sono disorganizzata. (sento un coro di “ma dai? Non l’avrei mai detto!”)
E per quanto sia una malattia da cui cerco di guarire, se non vi contatto, non mi faccio viva, vi prometto di fare cose che poi non faccio… è che mi dimentico.

Il mio cervello è pieno del pensiero del momento e di varie altre puffole. In un mondo ideale sarei probabilmente messa a fare solo quello e non a scalare alberi quando sono chiaramente un pesce (faccio riferimento ad una citazione attribuita comunemente a Einstein e non mi cale di vedere se lo è davvero).

Non ho un cervello ordinato come la maggior parte della gente, ci provo davvero a tenerlo in ordine, fingo di essere organizzata, ma non ce la faccio. Mi rendo conto che non sono la prima né l’ultima. Ma in relazione a questa difficoltà comunque la gente sembra non capire. Non è che non vi voglia bene, non è che non mi freghi un cazzo, semplicemente come dico spesso a volte il mio cervello si comporta come una falena in una fabbrica di neon, a volte come suddetta falena che sbatte ossessivamente contro quella cazzo di luce per ore e ore. Non c’è via di mezzo.
Al mio cervello piace fare il disadattato. Che ve devo dì.

Inoltre sono più brava a fare cose per le persone che confortarle o star loro vicino. Dimostro il mio amore offrendovi supporto tecnico nelle mie possibilità, opinioni, informazioni, assistenza, compagnia.
Alzi la mano chi non mi ha mai chiesto qualcuna tra queste cose. Sono i momenti in cui penso “Sì! Finalmente mi chiedono qualcosa in cui non sono inutile!”.
Vi sarete accorti che a tenervi la mano non sono brava. Nella paura di sbagliare, di fare peggio, di causare più dolore, rimango indietro, alzo le mani, a meno che non mi si richieda specificamente supporto. Particolarmente quando non posso essere presente di persona, mi è difficile offrire vero conforto. In una crisi emotiva, e l’atteggiamento potrebbe essere costruttivo o appropriato come il contrario, sono la persona che sdrammatizza e razionalizza, che cerca di distrarvi. La messa a terra per impianti elettrici in corto, con risultati vari.
Io stessa le volte che cerco supporto emotivo è in fondo calmare la tempesta, quindi metto a frutto quello che so perché per me l’emozione è disturbo. Epicuro me fa ‘na pippa
Generalmente più empatizzo più non so che dire oltre a “ti capisco”.
Vi posso per caso dire rassicuranti ovvietà? Sono buoni tutti. Non è che non ci provi, ma sembra inutile. Se tutti vi ripetono la stessa cosa, che aiuto do se ve la ripeto anche io? Affermare empatia, prendere atto del vostro stato emotivo? È ovvio. Ma scatena in me uno dei miei peggiori demoni: la mia sostanziale inutilità nel mondo per come sono.

“Ma cosa devo fare allora?”
“Danzare” rispose “continuare a danzare, finchè ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perchè. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano”.
Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro.
“Danzare è la tua unica possibilità” continuò “devi danzare, e danzare bene. tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch’io potrò darti una mano. Finchè c’è musica, devi danzare!”

ESFJ

È fottutamente alto.
È piuttosto sexy.
Facciamo una strana coppia.

Appena l’ho visto la prima volta, gli sono saltata letteralmente in braccio. Ha gli occhi verdi, lo sguardo vagamente felino, un bell’esemplare meridionaleggiante, un bel sorriso. È già sale e pepe, e vagamente in sovrappeso, ma non importa.

Abbiamo camminato per CittàLaggiù per ore. Ci siamo seduti sulla spiaggia, abbracciati, e baciati. Mi sentivo così a mio agio fra le sue braccia. L’ho portato in un posticino carino, mi sono bevuta un bicchiere di vino (temo sia da incolpare lui, ma temo anche che non c’entri niente), lui una birra. Perfetto gentleman. Ma anche molto invogliato. E devo dire anche io.

Cazzo quanto ci sa fare.

cazzo quanto ci sa fare.

Non aggiungerò altro.