sono andata a fare cose wikipediose ma racconto il pre e il post

L’ANDATA

6 e qualcosa. Salgo su un Frecciarossa semivuoto, lussuoso e comodo. Jude Law che mi fa l’occhiolino dalle riviste gratuite lasciate sui sedili, e penso, è una buona giornata. Il treno è pulitissimo e profumato. Il sedile è comodo, e dentro c’è Morfeo mi sussurra all’orecchio che vorrebbe che fossi sua, di abbandonarmi alle sue braccia.

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puoi portarmi dove vuoi con quello sguardo, Jude 😉

Trenitalia cinguetta allegramente del loro bar dove ci aspettano cornetti e caffè (e se prendiamo il menù notizie ci danno pure un quotidiano omaggio, OMFG!) e si raccomanda ad ogni stazione di zittire telefoni e parlare a bassa voce per non disturbare gli altri. Per un po’ mi pare di essere tornata in Belgio, nella civiltà.

Scrivo l’inizio di un racconto sul mio tablet anche perché ho tutto il tavolo per me, ed è talmente silenzioso che anche se non ho portato le cuffie riesco a concentrarmi.
So che se volessi potrei andare in bagno. Dovrebbe essere pulito. Mancano gli uccellini che cinguettano e ti portano fiori e secondo me, se l’avessi chiesto alla sorridente signorina capotreno, mi avrebbe detto “shhh, ci stiamo lavorando! 😉 ”

###Inframezzo Wikipedioso di cui forse racconterò prima o poi###

IL RITORNO

Viaggio della speranza su un regionale veloce stracolmo. Odori e grida. Genti ammassate neanche fosse il parterre di un concerto. Siedo per puro culo. Si svuota intorno ad Imola per il mio sollievo. Trenitalia ricorda severamente che viaggiare in treno senza biglietto o con biglietto non convalidato comporta il pagamento di una multa fino a 200€ o di importo a norma di legge nelle regioni ecc. E ovviamente che il capotreno nell’esercizio delle sue funzioni è un pubblico ufficiale quindi stay manzo & dagli le tue generalità. All’altezza di Cattolica collettivo affanno ansioso. Una mandria di ragazzini esagitati ci aspettano al binario e dico aspettano per convenzione linguistica. Letteralmente SBATTONO SULLA FIANCATA DEL TRENO. Guardo speranzosa l’omone che assomiglia vagamente a Vin Diesel di fronte a me. Ha un aspetto minaccioso a prima vista, ma l’ho visto sorridere a dei bambini e sinceramente è molto amichevole, sorride molto, è anche cortese, in realtà. Il suo aspetto minaccioso fa da deterrente alla baraonda. Lo ringrazio mentalmente. Ce ne becchiamo due, ma sono stanchi morti e silenziosi.
Per assoluta necessità mi avvio verso il bagno, ma devo attraversare un paio di vagoni e mi trovo a chiedere “permesso” ad uno di quei regazzini di cui sopra. So che son guai quando dice “Oh scusa. Scusa, eh. Scusa.”

Faccio metà vagone ma Trenitalia annuncia che stiamo arrivando ad Ancona. Chi mi conosce ed ha avuto la sfortuna di farsi un viaggio in treno con me sa che ho l’ansia di non scendere alla fermata giusta, quindi rinuncio al bagno e penso che ci andrò in stazione. Torno indietro.

“Ahò che fai piji per culo?”

I muscoli delle spalle mi si tendono. Combatti o fuggi.

  • Quanti ne posso stendere fisicamente? Mezzo, forse, perché sono una nana maldestra e priva di muscoli.
  • Quanti invece col sarcasmo? Li guardo bene. Tutti, se la lingua mi assiste. Specialmente il tipo. Ha dei capelli ridicoli.

Apro la bocca. La richiudo. Me la batto, non senza lanciare uno sguardo di sufficienza.

Nel frattempo messaggio su Whatsapp con ESFJ (forse più informazioni su di lui più avanti).

I tipi mi seguono e io li ignoro continuando a smessaggiare con ESFJ. Ignorare è una cosa che faccio bene. Una seconda natura.

Attorno a me i tipi parlano tra di loro. Riconosco la calata, ormai sono diventata esperta. Sono abruzzesi.
“Ma l’amico mio è bello?”
Cazzo dicono a me. Non sono abituata a quelli che ci provano con me. Classica strategia wingman, cioè il più ardito del gruppo, cerca di attirare la tua attenzione su uno dei suoi amici.
Manco lo guardo bene. “Ehmmmm, sono cieca”. Oh dai, questa fa ridere sul serio.
“Sei cieca?!”
“Già.”
“Scommetto che sei anche sordomuta!”
“Come lo sai?!?!?”

Per stemperare e perché il mio cervello è pur sempre quello di una linguista chiedo “Per curiosità, di dove siete?”, anche se so già la risposta.

“Io, o gli altri?” mi risponde il tipo interessato.
“In generale”
“Io so abbbruzzese.”
“Eh, se sente”

Ride e mi fa un po’ la bocca, perché ho un accento marchigiano molto marcato, che esce fuori in queste occasioni. Penso che finisca lì. Continuo a smessaggiare con ESFJ raccontandogli nel frattempo quello che è successo.

Il tipo si mette vicino a me, un po’ anche alle mie spalle, ma rispettando lo spazio personale. “[Nome e Cognome], aggiungimi su facebook”. Riconosco questo modo di fare. L’Orso ha questo accento, e questo modo di fare. E a me piace questo modo di fare, mi ricorda una parte del mio cervello. Col tempo mi sono sensibilizzata a questa scanzonata sicurezza di sé, mi attrae ad un livello “uga-uga-ziamo-gavernigoli-zcopiamo”. So cosa c’è dietro, ovviamente. Ci provano anche un po’ per sport. Ma sto messaggiando con ESFJ e non mi sembra giusto.

“Non ho Facebook”.
LE CAZZATE, mi dice la mia mente. Ma c’è chi non ce l’ha. E io ho proprio quell’aria radical chic con il mio top accollato, il trucco e l’aria annoiata.
“Il tuo numero di telefono, allora? Un’uscita?”
C’è una parte di me a cui piace molto essere single. L’Orso è quello che è, e con ESFJ è ancora tutta da vedere. Quel ragazzo è pure carino.

Mi esce di bocca quasi automaticamente. Ormai ho imparato il modo abruzzese di rifiutare un’avance, scanzonatamente. “Ho già un ragazzo. È pure di Ortona.” Gli lancio uno sguardo un po’ malizioso. Sottintende “È abruzzese pure lui e si sa che gli abruzzesi sono rissosi”. Vorrei anche aggiungere “Sai chi altri è di Ortona?” (Rocco Siffredi). E lanciargli uno sguardo ancora più malizioso come a dire “ce l’ha lungo come il mio braccio”.
Intanto racconto il primo scambio ad ESFJ che se la ride.

Il tipo è scafato. Non convinto, mi dice qualcosa in dialetto e io faccio “eh?” perché non ho sentito. Sono mezza sorda. Lui fa: “Hai un ragazzo abruzzese e non capisci l’abruzzese?”
Okay, è il momento dell’alterigia. “Ma io gli faccio parlare italiano quando è con me.” Credo che o abbia capito che era battaglia persa, o forse sono riuscita a dare un’impressione di chi comanda nella coppia e quindi ora ci crede.

Il treno si ferma.

Esco.

Racconto ancora ad ESFJ perché parlare con lui è una droga. Malcela una puntina di gelosia.

Sono soddisfatta.

Ci siamo divertiti tutti.

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FYI di Natale

 

10686900_10205061420472270_4370610594247867630_nSe un marchigiano vi parla di/offre del frustingo, adesso sapete che questo è il suo aspetto medio.

Non è neanche male di sapore, ma l’aspetto… parliamone.

(perdonatemi questo post a quest’ora di notte, ma alle 6 di mattina del 26 dicembre ho sentito bisogno di illuminare chi non sa)

Hello angst my old friend…

Un’altra estate è arrivata e io sono di nuovo qui, presto la mattina davanti ad una tastiera.

Ma le cose che scrivo sono diverse, la situazione è diversa, e anche il mezzo su cui scrivo lo è. Più snello, più essenziale.

Eccomi qui, laureata, tesi finita, libro finito, e di nuovo da capo.

L’editore sta chiudendo e io non so che fare.

L’università mi sta uccidendo un’altra volta e io non so che fare.

Uguale, ma diverso, insomma.

 

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#fangirls

iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII*ultrasuoni*

oltre a questo, uhm, motivo di entusiasmo, mi manca solo un esame.

Anzi mezzo.

(sempre di tedesco)

(e tra le altre cose non mi laureo a luglio)

E la tesi.

E il libro esce a settembre.

niu stail! (again)

Aggiornata la grafica del blog in uno modo ancora più pretenzioso! Questo stile è stato offerto da MyPaint, che ho scoperto su ubuntu e amo perdutamente perché mi dà modo di usare la mia tavoletta grafica in un modo che non è batterci la testa contro! ^^
Poi, aggiunte due cosettine qui e là (tipo le pagine di blogger! :O Una feature che non conoscevo e che mi permetterà di ammorbarvi ancora di più con informazioni inutili su di me).

ps. le scritte dietro il titolo (sì quella è la mia vera scrittura, orrenda, eh? 😀 Avrei dovuto studiare medicina, anche perché studiando russo è peggiorata) sono aforismi pescati qui. Il mio preferito è:

Lo spirito di una lingua si manifesta chiaramente soprattutto nelle parole intraducibili.
Marie von Ebner-Eschenbach, Aforismi, 1880
Perché è assolutamente vero.