Dansu dansu dansu

“Ma cosa devo fare allora?”
“Danzare” rispose “continuare a danzare, finchè ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perchè. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano”.
Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro.
“Danzare è la tua unica possibilità” continuò “devi danzare, e danzare bene. tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch’io potrò darti una mano. Finchè c’è musica, devi danzare!”

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A piedi

A piedi.
Un’altra volta.
E non ha solo a che fare con oggi o con tutte le volte che sono rimasta e rimarrò a casa a rompermi i coglioni perché mia sorella ora tornata single ha deciso senza consultarmi di prendere la macchina.
Sono a piedi in generale. Mi sento a piedi, intrappolata, senza via d’uscita. A farmi paura non è la caduta, pure possibile, ma il loop, la gabbia di impotenza, di non risoluzione, in cui molte persone che vedo sono intrappolate. Io non sopporto neanche di stare nell’hinterland per troppo tempo perché mi sento soffocare, posso davvero vivere in questa gabbia?
E insopportabile e io non vedo una via d’uscita. Non so manco dove voltarmi per cercare con gli occhi una via d’uscita.
Vorrei levarmi dalle palle. Lo so, in questo blog è un ritornello. Ma è così. Vorrei levarmi dalle palle.

Inviato da smartphone

#fangirls

iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII*ultrasuoni*

oltre a questo, uhm, motivo di entusiasmo, mi manca solo un esame.

Anzi mezzo.

(sempre di tedesco)

(e tra le altre cose non mi laureo a luglio)

E la tesi.

E il libro esce a settembre.

Che cazzo faccio?

L’altro ieri ho avuto la conferma definitiva e tecnica di qualcosa che in realtà sapevo già da tempo. Non posso laurearmi ad aprile. E vi dico la verità, ci speravo pure perché farlo mi avrebbe costretto ad uno sforzo titanico di studio-tirocinio-tesi. Una cosa che non è fisicamente possibile, ma che in teoria si poteva fare. Poi ci si sono messi gli esami con la loro struttura a rendermi impossibile combinarli in modo da riuscire a farli in una sessione. Cioè, prima, se tutto fosse andato come doveva (es. se fossi riuscita a fare tutti i parziali di tedesco 2 prima di Natale) avrei potuto finire ad aprile. Ma una delle due prof ha messo il parziale il 29 gennaio, dopo il primo appello scritto della sessione vera e propria (storia lunga spiegare perché si può fare). La vecchia me sarebbe stata un po’ felice perché a luglio va benissimo: avrei avuto la possibilità di studiare meglio, di prendermela comoda, di fare bene la tesi, di fare un sacco di cose. Tanto la specialistica la comincerei comunque a settembre.

E un tantino di me pure è un po’ contento. Il resto di me si sente una merda, anche a causa dell’altro tantino di me.

E mi fa incazzare. Mi fa incazzare perché io voglio andare via questo posto. Ora che non ho più paura di fare le cose, vorrei uscire, dalla città, dal Paese. Voglio andare all’estero, fare esperienze, andare via da un posto dove una cosa come Berlusconi sia possibile. Non la voglio buttare sul politico, voglio buttarla sul CHE CAZZO CI STO A FARE QUI e sul non sapere CHE CAZZO CI VADO A FARE ALL’ESTERO.

Sto cattiva, cattiva per un sacco di cose. Non riesco ad uscire, non riesco a studiare, non riesco a fare un sacco di cose. Un giro in città mi fa male perché so che così a piedi o in bici dalla città non posso uscire, e la macchina la devo riportare a casa ad un certo punto. E d’altronde non sapendo le strade, né i posti dove andare, dove posso andare? Vorrei piangere e urlare ma in realtà non riesco a farlo, tratto male i miei familiari perché sono nervosa, e poi vedo la gente intorno a me: una mia amica s’è uccisa, due mie amiche hanno una malattia autoimmune, un’altra cerca lavoro e non lo trova. C’è chi sta peggio, insomma, io ancora sto studiando, e mi piace quello che faccio, e vorrei farlo per tutta la vita. Vorrei avere tutto subito e non posso averlo tutto subito. Sempre che poi, anche se mi starebbe bene averlo facendomi il culo, chi me la dà la certezza che dopo essermi fatta il culo che quel tutto, o anche una parte io possa averla? Io non sono credente, si vede, no?

Alcune delle persone che conosco vanno via, alla loro università specialistica, o a fare l’au pair, insomma, vanno.  E io sto ancora qua.
Ieri ho fatto 15 km di passeggiata. 8 li ho fatti in compagnia, ma gli altri 7 li ho fatti perché sono arrivata a casa e NON VOLEVO ENTRARE IN CASA (a fare cosa?). Così ho ricominciato a camminare, anche se era notte.
Vorrei uscire, stasera, ma in periodi così mi pare che tutti mi evitino o che non vogliono stare attorno a me.

Guardo la ferrovia con un’ansia, perché vorrei prendere un treno e andare via. Ma che vado a fare, d’altronde?

Il mio compleanno

8 dic, sera

(dovuto rimandare la festa causa tempo di merda. Il problema è che avevo già fatto la spesa)
9 dicembre –  EFFETTIVO GIORNO DEL COMPLEANNO

mattina

pomeriggio

sera

e ancora

[…]

11 dic, sera

Cena in famiglia. È andata più o meno così, io sono il tipo vestito di bianco che continua a mangiare tranquillamente tra le discussioni in famiglia.

E poi quando mi sono rotta le balle perché non mi cagavano (d’altronde era il mio compleanno)

io:

12 dic (il giorno prima della festa di compleanno)

pomeriggio:

(stupide cipolle)
Sera:


13 dic (giorno della festa)

mattina:


pomeriggio:
(prima dell’arrivo degli amici)

dopo l’arrivo degli assistenti

durante la festa

non è una vera foto, come le altre è presa sfacciatamente da interdet

Immagine
notte

prossima settimana, previsione:

E il cerchio si chiuderebbe