sulla disorganizzazione e la mia sostanziale inettitudine ai rapporti umani

io sono disorganizzata. (sento un coro di “ma dai? Non l’avrei mai detto!”)
E per quanto sia una malattia da cui cerco di guarire, se non vi contatto, non mi faccio viva, vi prometto di fare cose che poi non faccio… è che mi dimentico.

Il mio cervello è pieno del pensiero del momento e di varie altre puffole. In un mondo ideale sarei probabilmente messa a fare solo quello e non a scalare alberi quando sono chiaramente un pesce (faccio riferimento ad una citazione attribuita comunemente a Einstein e non mi cale di vedere se lo è davvero).

Non ho un cervello ordinato come la maggior parte della gente, ci provo davvero a tenerlo in ordine, fingo di essere organizzata, ma non ce la faccio. Mi rendo conto che non sono la prima né l’ultima. Ma in relazione a questa difficoltà comunque la gente sembra non capire. Non è che non vi voglia bene, non è che non mi freghi un cazzo, semplicemente come dico spesso a volte il mio cervello si comporta come una falena in una fabbrica di neon, a volte come suddetta falena che sbatte ossessivamente contro quella cazzo di luce per ore e ore. Non c’è via di mezzo.
Al mio cervello piace fare il disadattato. Che ve devo dì.

Inoltre sono più brava a fare cose per le persone che confortarle o star loro vicino. Dimostro il mio amore offrendovi supporto tecnico nelle mie possibilità, opinioni, informazioni, assistenza, compagnia.
Alzi la mano chi non mi ha mai chiesto qualcuna tra queste cose. Sono i momenti in cui penso “Sì! Finalmente mi chiedono qualcosa in cui non sono inutile!”.
Vi sarete accorti che a tenervi la mano non sono brava. Nella paura di sbagliare, di fare peggio, di causare più dolore, rimango indietro, alzo le mani, a meno che non mi si richieda specificamente supporto. Particolarmente quando non posso essere presente di persona, mi è difficile offrire vero conforto. In una crisi emotiva, e l’atteggiamento potrebbe essere costruttivo o appropriato come il contrario, sono la persona che sdrammatizza e razionalizza, che cerca di distrarvi. La messa a terra per impianti elettrici in corto, con risultati vari.
Io stessa le volte che cerco supporto emotivo è in fondo calmare la tempesta, quindi metto a frutto quello che so perché per me l’emozione è disturbo. Epicuro me fa ‘na pippa
Generalmente più empatizzo più non so che dire oltre a “ti capisco”.
Vi posso per caso dire rassicuranti ovvietà? Sono buoni tutti. Non è che non ci provi, ma sembra inutile. Se tutti vi ripetono la stessa cosa, che aiuto do se ve la ripeto anche io? Affermare empatia, prendere atto del vostro stato emotivo? È ovvio. Ma scatena in me uno dei miei peggiori demoni: la mia sostanziale inutilità nel mondo per come sono.

mi sono dovuta ricredere… The 2nd Law spacca, ragazzi. Da sole le canzoni non mi dicevano granché ma adesso tutti i pezzi sono andati a posto ed è veramente fico.

A tratti non pare manco di stare ascoltando i Muse, pur rimanendo l’awesomeness dei Muse.

vi consiglio di procurarvelo.

Io sto pensando addirittura di comprare il cd fisico
(succede raramente e ultimamente solo per i Muse)
[Ultimamente non riesco a dare nomi ai post… abbiate pazienza!]

Papà I*kea al mare

Post senza capo né coda.

In questi giorni sono stata più volte al mare; di gente che parla giargianese in città ce n’è sempre tanta (puffi, crucchi, russi, inglesi, olandesi, svedesi), ma ieri al mare c’era una famigliola che parlava un giargianese tutto speciale. Quel giargianese, raro e prezioso, un giargianese nordico e scandinavo.
Una famiglia di svedesi. Di solito si vedono solo giovani ventenni che fanno venire l’acquolina in bocca e sono di solito accompagnati da nugoli di ragazze. Una si consola sapendo che quella razza lì invecchia malissimo, a differenza dei nostri belli che alla fine stagionano in modo decente.
Loro invece, la famigliola di svedesi, stavano non lontano con il loro ombrellone e il loro sacchetto dei giochi che sapeva di catene di grandi magazzini nordici, per cui ho potuto gettare qualche occhiata al biondo ménage familiare.
Composta da Papà I*kea, mamma componibile, bimbo scuro più grande, gemelle bionde, bimbo biondo più piccolo.

Papà I*kea ha passato l’intera giornata con la maglietta rossa dell’invicta e non importa che cosa accadesse, la sua espressione di default era:
…persino quando giocava coi bambini. Sì, è normale, è tipico, anziché la passionalità e la vicinanza valorizzano il silenzio e la neutralità, ma vedere un uomo che gioca coi figli mantenendo questa faccia 😐 fa un attimo stacco.
Mamma componibile, pacata, in carne e coi capelli scuri, ha potuto starsene al sole quando le è andato e quando i bimbi sono andati in acqua se li sono divisi equamente (io non dico nient’altro che questo in una coppia italiana della stessa età, il più delle volte papà dorme sotto l’ombrellone e mamma si ammattisce dietro i bimbi).
Ma soprattutto una cosa: i bambini erano ubbidienti quando serviva e scatenati quand’era naturale e soprattutto, quando era ora di star buoni, hanno tirato fuori un libro ciascuno (persino papà I*kea. Mamma componibile ronfava, credo) e si sono messi a leggere. Roba da mettersi a piangere pensando ai loro coetanei italiani (tutti, bambini e adulti).

In seguito perché un vucumprà particolarmente loquace che ci ha visto tutte donne ci ha fatto un sermone sull’averci l’amore (= il ragazzo) e che era pericoloso (?) senza un amore.
Mi viene da chiedermi se avesse imparato male una parola o se credesse veramente che era pericoloso senza “amore”.