The Gentse Follies (parte I)

The Gentse Follies (parte I)

Tra qualche giorno mi faccio un minisoggiorno a casa, in Italia; approfitto per portare a casa qualcosa delle cose che ho qui e che non uso più, come il giubbotto leggero (adieu look Top Gun!), i libri che ho già letto e poi non so, devo ancora trovare qualcosa da portare a casa che non ho intenzione di usare più e che non voglio assolutamente lasciare qui. Il weekend lungo dei morti è stato parecchio prolifico, a prescindere dal fatto che non ho fatto quasi nulla. Solo domenica sono andata al museo della psichiatria (niente battute facili: non hanno cercato di tenermi dentro) con una pazza ragazza filippina che studia Industria alimentare o qualcosa di simile, troppo forte. Tra l’altro abbiamo anche incontrato una coppia di siciliani intenti a comprare un biglietto per il tram da una macchinetta in cui era incastrato un panino (i giovani di Gent sanno essere emeriti jackasses), a quanto pare da un po’ di tempo. Con un pezzo di plastica trovato per terra lo tiro fuori, ma credo che entrambi fossero stati felici di vedere che il biglietto veniva emesso da un’altra parte del buco… ci mettiamo a parlare e ci fa le domande di rito: da dove vieni, che studi, come mai sei qui a Gent, etc. Fa domande anche alla filippina, che parla tranquillamente inglese (meglio di me) ma ovviamente non sa una cippa di italiano, e mi interpongo come traduttrice. Esce fuori che non m’è semplice adesso parlare spontaneamente in italiano.
C’era da aspettarselo, anche perché quando parlo con una ragazza italiana del mio stesso corso di olandese comincio a parlare in inglese e poi faccio retromarcia e parlo italiano :/ Tra l’altro, in presenza di altra gente, parlare italiano tra di noi è maleducato (basta vedere gli spagnoli… quando confabulano fra di loro a velocità della luce con quella parlata sgraziata e non ci capisci un cazzo e ti chiedi: ma che avrebbe sto accento spagnolo di figo, di sexy? Probabilmente solo Antonio Banderas.) ma a volte è più immediato. E alcune volte la gente adora sentirti parlare italiano. Ma questa è un’altra storia.

Fine prima parte (meglio postare a frammenti che sennò non posto più)

I don’t want this feeling to go away…

I don’t want this feeling to go away…

Niu stail & niu name. C’è qualcosa di strano nell’acqua qui, al che finisci per concludere che la gente non parla con gli oggetti per paura che l’altra gente pensi che sia pazza ed è per questo che la gente è sempre così scortese con gli oggetti. O che sia meglio trovare l’alba dentro l’imbrunire perché trovare l’imbrunire dentro l’alba fa troppo decadente. O affermare di poter dire di andare a letto con un modello svedese perché all’IKEA hai comprato un Gosig Golden da abbracciare sul letto. Cose così insomma.

Uhm, e in un paese straniero dove nessuno conosce la tua lingua, in generale le tue imprecazioni aumentano in quantità e gravità.
Upside down

uʍop ǝpısdn

E… farsi venire in mente una canzone tratta dalla colonna sonora di Curious George. Questo mondo senza poter aggiornare in alcun modo il catalogo musicale comincia a farmi impazzire.

Countdown: -13

Oggi con la Belva II e un’amica della Belva abbiamo fatto shopping per il viaggio in Polo Nord l’Erasmus. Abbiamo cercato principalmente un cappotto decente e delle scarpe che non mi facciano volare a terra in caso di neve o peggio, quella papparella di acqua, zozzo e neve che si crea in città quando nevica. Cioè in pratica ho comprato cose che mi serviranno probabilmente solo a dicembre-gennaio.
Ma è necessario perché vivendo nella costa, io non so manco cosa sia il freddo vero, il freddo continentale o comunque del noddo. Non so quasi manco che cosa sia la neve. Sì, ogni tanto nevica, ma vivendo sulla costa, ogni cosa è intrisa di salsedine, e scioglie neve e ghiaccio.

Presa da qui

Ho girato tutti i negozi sportivi e non del circondario per poi comprare un paio di Lumberjack col pelazzo (sono orresche e color giallo vomito come tutte le lumberjack, ma *dovrebbero* essere sicure e almeno hanno il pelazzo). Ho avvertito la Belva che ha insistito nel farmele comprare che se poi avrei avuto freddo… sarebbero state usate come arma impropria contro di lei.

Quanto al cappotto, è stato solo osservato. Woolrich, Peuterey, Armani, insomma, roba da niente. Quel tipo di cappotti che a temperature invernali normali potresti andarci nudo, sotto.  Inutile dire che costano l’ira di dio, però sono caldi e durevoli. Alcuni sono tanto belli, ma sono ampiamente fuori budget (>500€). Ne spenderei anche 600, ma comunque non avrei modo di sfruttarlo se non durante diversi viaggi, e se ci fosse la possibilità di spendere un po’ di meno… Si vedrà.

Per tornare a casa la Belva ha inavvertitamente sbagliato strada ehm, preso la strada lunga, e siamo passate in mezzo alle colline pezzate dalla mezzadria. Sono innamorata delle colline di patchwork. No, non sto tentando di essere poetica, mi sembrano proprio fatte di patchwork. Pensare che me ne vado 5 mesi lontano dalla vegetazione mediterranea e del mare azzurro che spunta di quando in quando sulle colline quando ti sposti, dal calduccio che si trascina fino a ottobre e anche novembre se può, dalla mia cittadella umida e cazzara… ok, sembra l’addio ai monti di Lucia Mondella, ma il punto è: mi mancherà. Anche se d’inverno non viaggio mai granché. Anche se d’inverno raramente vado in riva al mare (ma non serve, tanto lui arriva da te col suo odore di salsedine nei giorni più freddi, a prenderti per il culo indicandoti sé stesso mentre magari stai andando a scuola/università/lavoro e vorresti andare invece sulla spiaggia a cazzeggiare).
 Ok, sto scadendo nel nonsense, quindi… nonsense

Rivelazioni

Credo di soffrire di ansia. Un’ansia in stato leggero, perché riesco ancora a pensare al di fuori di essa, ma anche di una certa entità perché ha avuto delle ripercussioni sul mio corpo (come saltare il ciclo, sonno strano e brutti risvegli). Dovevo immaginarmelo, perché ci sono dei precedenti in famiglia, ma è la prima volta che vedo i miei sintomi spiegati da altre persone.

La verità è che andare in Erasmus mi fa una gran paura, soprattutto perché vado da sola e nessuno mi può sostenere. Continuo a pensare che mi succederà qualcosa di brutto ma quando ho visto che altra gente ha avuto i miei stessi sintomi in giro per internet, sono riuscita a capire che non era un presentimento mistico bensì una trappola della mia mente. Pensavo di non portarmi i miei quaderni col romanzo, lassù, per cercare di non estraniarmi per analizzare ed esorcizzare le mie paure e i miei pensieri ma mi sa che mi porterò i miei inseparabili quaderni anche lì.