La casa beige-rosato-quasigiallo

Grandi rivoluzioni a casa Austro: la casa, da circa 50 anni grigia e triste, sta diventando un beige-rosato.
Intanto, oltre alla bellezza negli occhi, ci rifacciamo gli occhi col giovane, prestante imbianchino tatuato. Che imbianca la casa a petto nudo.

Che cosa bella da vedere. Viene voglia di starlo a guardare dalla finestra tutto il giorno…

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Te l’avevo detto…!

La vita a volte ti dimostra quanto una sensazione a pelle sia esatta, più di quello che può dirti la tua naturale presunzione di buona fede dopo un po’ che conosci una persona. Eppure ci sono persone con cui vorresti sbagliarti, ma l’intuito è l’unica cosa che può indurti a pensare che al mondo ci sia più di quello che vedi.

Lo so, odio pure io questo tipo di post in cui si fanno remarks criptici, ma la mancanza di riferimenti è più per brevità che per altro, ci vorrebbero delle ore per fare l’elenco delle persone per cui il mio istinto potrebbe dire “te l’avevo detto”.

“Did you know “I told you so” has a brother, Jacob?” […] “It’s called “shut the hell up”!”

La ragazza, la borsa, i navigatori e le FS

Sono due giorni che faccio la spola tra la cittadella e il capoluogo di provincia per fare dei test linguistici. Ieri è stata la prima volta che ho viaggiato in treno da sola, senza nessuno ad accompagnarmi. Riderete ma per me era la prima volta completamente da sola.
Comunque, viaggiare in treno rivela le mie ansie. Continuavo a sbirciare di fuori ad ogni fermata cercando di capire se avessi preso il treno giusto, se fosse ora di uscire (stamattina il treno non diceva le fermate O.o). La cosa buona è che la linea fa spola tra due città piuttosto grandi e le fermate intermedie erano minuscole, quindi capivo che si stava arrivando perché la gente si alzava con l’aria preoccupata e cominciava ad accalcarsi verso la porta.
Ieri ero munita di:

  • sorella che mi attendeva alla stazione
  • navigatore
  • n° 2 cellulari con navigatore

Mi avvio con la Belva smadonnando mentalmente ogni volta che vedevo una salita (‘rata merda ‘rata merda ‘rata merda e i vostri monti, pistacoppi che non siete altro!) e girandomi indietro per fissarmi i punti di  riferimento. Tutta tesa per un test con esercizi di cui avevo già fatto versioni più difficili, abbastanza semplice, fatto in poco tempo. Una cosa buona, c’era il leggendario prof del primo semestre. Pensavo che non l’avrei rivisto più, almeno fino a maggio.

Stamattina mi sono svegliata ad un nonorario (i nonorari sono quelli prima delle 9, che non esistono né dovrebbero esistere durante i periodi di veglia. Sono awful-presto) per prendere il treno ad un nonorario un’oretta dopo.  Avrei dovuto essere con la Belva ma Oncologia è la sublimazione della sua ipocondria, per cui l’ha saltata. C’era un ragazzo in treno che s’era assopito, il ciondolare della sua testa era ipnotico, ma io avevo Blood Canticle da finire. Rifaccio la strada senza sforzo (sforzo di memoria, perché le salite lo sono eccome) e mi presento lì. Al test c’era un numero assurdo di persone, per cui ho dovuto aspettare che venissero registrati tutti dopo di me.
Test svolto in 2 minuti. Quindici domande che più cazzata non ce n’erano.
Cazzeggio un po’ in giro, faccio colazione con una ciambella ed un tè, sbircio le vetrine, vado in segreteria per portare il modulo di iscrizione al CLA (Centro Linguistico di Ateneo, serve per le esercitazioni di lingua), tanto che c’ero, torno giù. Ho perso il treno delle 9.52, sono arrivata con 3 minuti di ritardo. Ma dov’è il classico treno in ritardo? Un’ora al treno seguente.

Quindi in totale ho perso 4 ore per 2 minuti di test.

Hanno ragione i compaesani, comunque: ‘Rata merda.

Pensieri

Uhm, è un po’ che non scrivo un post sul blog, e me ne scuso[1];
i motivi sono tanti; un po’ la vita ha cominciato a girare così velocemente che sono rimasta un po’ stordita, un po’ non ho voglia, un po’ non avevo molto da dire – o così sentivo.
Tanto i miei 25 lettori qui non è che sentano granché la mia mancanza. Ebbene mi ritrovo qui, davanti ad un computer nuovo, con una tazza di tè già scolata che ancora profuma di frutti rossi, diverse presine, un pacchetto da 100 cd mai aperto, Harry Potter in inglese che sto rileggendo per farmi sfumare il cervello, una traduzione che mi aspetta paziente su Word 2007 – che tanto non si fa da sola 😛 – una bella canzone, con cui mi sono fissata.

Nel frattempo, Belva sta spettegolando con la mia pseudo-cugina di come io parli nel sonno, e dica anche cose inquietanti, pare. Sapessero quanto sono inquietanti i miei sogni. E lo sapessi anche io, di solito me ne scordo, ed è male, perché ci farei dei bei romanzi (pare che facciano fortuna, tra l’altro, i romanzi tratti da sogni.).

Intanto incrociate le dita (tutte, eh!) per me. Oggi sono andata su alla sede principale dell’Uni a fare la domanda per l’Erasmus.

== Note == (pardon, deformazione professionale) 
        1. quanto fa figo scriverlo, eh? Fa quasi credere di essere una blogger seguita, amata…

In questo post ho inserito una citazione (in senso lato) da un grande autore italiano. Vediamo chi è così attento da coglierla. (Sì, sto parlando con te, trovala o perderai di credibilità 😛)

Quel che credi sia una bomba, forse è solo una colombaaa

(sì, lo so che la canzone è di Celentano e non c’entra un cazzo con Battiato)

Dimostrazione che le pubblicità ed il computer ti bucano il cervello:

  • dopo aver ascoltato le canzoni di Battiato, stanotte Battiato o chi ne fa le veci nel mio mondo onirico è stato a casa mia.
  • dopo aver guardato la pubblicità della nutella, la frutta che il cuoco nomina e fa vedere, stanotte era nel mio sogno

Poi arriva la parte freudianamente interessante:

  • il ragazzo di mia cugina s’era travestito da orso ed andava per le strade a terrorizzare la gente. L’orso probabilmente viene dalla puntata scorsa di Dead like me, perché in strada è vero, e mi spaventa. Quando nel sogno dico a Belva che c’è un orso in strada, lei mi fa notare che è proprio il ragazzo di mia cugina e mi rimprovera di averle rovinato la sorpresa.
  • e c’è di più ma me lo sono scordato.

Vorrei che ci fosse un creatore per chiedergli che cosa avesse nella testa quando ha creato il mio subconscio.