Hello angst my old friend…

Un’altra estate è arrivata e io sono di nuovo qui, presto la mattina davanti ad una tastiera.

Ma le cose che scrivo sono diverse, la situazione è diversa, e anche il mezzo su cui scrivo lo è. Più snello, più essenziale.

Eccomi qui, laureata, tesi finita, libro finito, e di nuovo da capo.

L’editore sta chiudendo e io non so che fare.

L’università mi sta uccidendo un’altra volta e io non so che fare.

Uguale, ma diverso, insomma.

 

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Nochmal Unimc

Eh già. Di nuovo unimc.

Non lo nego. Non sono contenta. Non perché unimc non sia valida. Ho già guardato i programmi ed è più calzante delle due università che volevo fare rispetto a quello che volevo fare alla magistrale. Volevo fare sia traduzione che interpretazione, e unimc le offre entrambe. I professori sono ad un ottimo livello.

Ma è la cosa migliore da fare, anziché stare un anno senza fare niente. E avrei comunque dovuto fare altrimenti perché l’Emilia-Romagna ha termini di presentazione di borse di studio/richieste di esonero parziale delle tasse incredibile. A Macerata puoi farlo fino al 31 dicembre, lì il 26 settembre è il termine ultimo.

Alla fine se riesco a fare qualche esame e questi esami me li riconoscono al momento del trasferimento, risparmio pure.

Altrimenti ho potenziato il mio spagnolo e il mio inglese.

Lo spagnolo ne ha bisogno, credetemi.

Mi sono preparata sistematicamente. Ho già segnato tutte le lezioni, mi sono segnata i treni che dovrò prendere. Penso che lunedì comincerò, quindi cercherò di prepararmi i compiti.

Non sono felicissima. Anzi in realtà sto di merda. Ma la colpa non è di altri che mia. E forse un po’ delle circostanze. Ma più che altro mia.

Un anno.

Poi si vedrà.

#fangirls

iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII*ultrasuoni*

oltre a questo, uhm, motivo di entusiasmo, mi manca solo un esame.

Anzi mezzo.

(sempre di tedesco)

(e tra le altre cose non mi laureo a luglio)

E la tesi.

E il libro esce a settembre.

“laureanda”

Laureanda.

Questa parola significa “prossima alla laurea”.

L’etimologia della parola è molto interessante. Per chi non ha mai avuto il dispiacere di saperlo, il suffisso -ndo/a che si usa per indicare “in procinto di/prossimo a” proviene da una coniugazione del verbo latina chiamata perifrastica passiva, che senza annoiarvi troppo (e per evitare di incappare in possibili stronzate sotto gli occhi vigili del professorando di latino e greco che spesso legge questo blog) traduce in realtà un dovere, una necessità. Da qui la famosa mutanda in realtà è una cosa che si DEVE cambiare (capito, zozzoni?).

In procinto di, invece, viene tradotto dalla sua controparte perifrastica attiva (che è quella che appare nella famosa frase “ave Caesar, morituri te salutant” – ecco, morituri è una forma sostantivata. In pratica stanno i gladiatori si riferivano a loro stessi come “coloro che stanno per morire”). Ma questo è un’altra storia.

Ecco che magari per la persona che, tipo, domani si laurea, forse sarebbe meglio dire laureatura. Però vabbè, stiamo a guardare le finezze.

Per me, invece, laureanda è la parola giusta.

Devo laurearmi. Ho la necessità (nel senso filosofico della parola necessità, di quelle cose che non possono non essere, insomma) di laurearmi.

Perché non ce la faccio più.

Basta. Voglio partire. O voglio cominciare la magistrale. Non ne posso più della triennale.

E nemmeno di questa tesi.

BASHTA!!!