“Ma cosa devo fare allora?”
“Danzare” rispose “continuare a danzare, finchè ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perchè. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano”.
Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro.
“Danzare è la tua unica possibilità” continuò “devi danzare, e danzare bene. tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch’io potrò darti una mano. Finchè c’è musica, devi danzare!”

Annunci

Hello angst my old friend…

Un’altra estate è arrivata e io sono di nuovo qui, presto la mattina davanti ad una tastiera.

Ma le cose che scrivo sono diverse, la situazione è diversa, e anche il mezzo su cui scrivo lo è. Più snello, più essenziale.

Eccomi qui, laureata, tesi finita, libro finito, e di nuovo da capo.

L’editore sta chiudendo e io non so che fare.

L’università mi sta uccidendo un’altra volta e io non so che fare.

Uguale, ma diverso, insomma.

 

WP_001703

è la red bull che parla, e molti di noi sanno com’è andata a finire l’ultima volta

Arriva il momenti in cui hai scritto e/o studiato talmente tanto e talmente a lungo che le parole perdono il loro senso. Le fissi come se fossero una lingua straniera, sembrano e suonano talmente strane, e cominci a mettere in dubbio regole grammaticali e di formazione delle parole che magari alle elementari le tue maestre hanno faticato tanto a scolpirti in testa.

Le parole diventano solo un’accozzaglia di lettere e suoni privi di un significato innato.

E poi ti rendi conto che è ovvio che la lingua sia un apparato arbitrario. È così ovvio. Non hanno significato innato, sono convenzioni arbitrarie.

E poi ti rendi conto che è ovvio che il linguaggio sia logico, è una costruzione artificiale umana.

E poi ti rendi conto che forse è ora che tu vada a letto.

Ma non puoi.

Shit.

ps. ed è in questo momento, in questo preciso momento, e solo in questo, che il tedesco comincia ad avere un senso. Non prima.

pps. il fatto che sia la redbull a parlare significa che io sono andata in pilota automatico, e il mio pilota automatico è un cannato sotto acido.

Considerazioni

Ficcanasare nella ricerca di Hofstede delle dimensioni culturali è sempre divertente. Il sito di hofstede ha un simpatico tool dove ricercare, stato per stato, le statistiche culturali, e l’Italia non fa eccezioni. Per quanto ovviamente le statistiche culturali non sono verità assoluta (che c’è di più vario e mutevole di una cultura? Solo una lingua, probabilmente, e altrettanto probabilmente manco quella), è utile potersi rendere conto almeno a braccio di come sono fatte le persone e di come regolarsi almeno superficialmente.

La cosa che è più divertente nella scheda dell’Italia è che in certi indici si debba distinguere tra nord e sud Italia perché sono profondamente diversi. E, sì, effettivamente questa cosa sta testa a testa con la parte sull’intolleranza verso l’incertezza, che praticamente riassume in 3 paragrafi la vita italiana. Io ci avrei aggiunto anche la tendenza al risparmio e all’investimento in case e beni durevoli, e non ho capito il salto logico sulla passionalità. Perché l’intolleranza verso l’incertezza dovrebbe renderci passionali? Non ci piace l’ambiguità quindi facciamo sapere molto chiaramente cosa stiamo pensando? Nei vademecum di business sull’Italia si leggono cose divertentissime tipo “non preoccupatevi se il tipo sta urlando: è per farsi sentire, non è incazzato”.

Ste teorie ovviamente sono più facili da capire se combinate con Trompenaars e i valori culturali ma Trompenaars non ha un sito così figo.
Più sotto accludo qualche paragrafo con dei grassetti miei che mi hanno fatto pensare o sorridere.

PDI – Power distance index

Con un punteggio di 50, l’Italia si piazza verso la metà nella classificazione della PDI (Power distance index – Indice della distanza tra i livelli di potere), il che implica che si tratta di una società in cui si pensa che la gerarchia debba essere rispettata e la disuguaglianza tra le persone sia accettabile. La disuguaglianza nella distribuzione del potere giustifica il fatto che chi detiene il potere abbia più benefici rispetto a chi ha meno potere nella società. Nelle aziende italiane è normale che un manager di alto livello abbia benefici speciali che i suoi subordinati non hanno, come un posteggio personale per la propria macchina o un ufficio più grande e una segretaria, o addirittura una mensa riservata solo ai manager di alto livello e i loro ospiti.

L’età in Italia è un fattore importante per la propria carriera ed è interessante osservare come ad esempio la classe politica sia eccezionalmente anziana rispetto ad altre culture occidentali.

[…]

Nel sud dell’Italia tutte le conseguenze dell’indice di power distance sono ancora più evidenti.

IDV – Indivualism

Con un punteggio di 76, gli italiani possono essere considerati una cultura individualistica, fondata sull’io, specialmente nelle ricche e grandi città del nord, dove le persone possono sentirsi sole persino in mezzo alla folla. A questo punto la famiglia e gli amici diventano un importante antidoto a questa percezione; ma la parola “amico” non deve essere male interpretata perché sul piano lavorativo ha un significato leggermente diverso: qualcuno che potrebbe essere utile per essere introdotto ai piani alti.
Per un italiano avere delle idee e degli obiettivi personali nella vita è importante e il cammino verso la felicità avviene attraverso la realizzazione personale. Questa dimensione varia abbastanza nel sud dell’Italia, dove è possibile osservare un comportamento meno individualista: la rete familiare e il gruppo a cui si appartiene sono aspetti sociali di grande peso, e rituali come matrimoni o semplici cene domenicali in famiglia sono occasioni a cui proprio non si può mancare. Le persone che vanno dal sud al nord spesso dicono che l’atmosfera è fredda non perché il clima sia diverso ma per l’approccio molto più formale nelle relazioni.

UAI – Uncertainty avoidance index

L’alto punteggio italiano nell’indice di intolleranza verso l’incertezza implica che in quanto nazione, gli italiani non sono a loro agio nelle situazioni ambigue.

Il formalismo nella società è importante e per questo i codici civile e penale sono adornati di clausole e codicilli. La cosa che più sorprende uno straniero è l’apparente contraddizione tra le norme e le procedure esistenti e il fatto che gli italiani spesso non le seguano. Ma in uno stato così burocratizzato si impara velocemente quali regole sono importanti e quali no, al fine di sopravvivere alla burocrazia. […]

La combinazione di un alto indice di mascolinità e intolleranza verso l’incertezza rende la vita estremamente difficile e stressante. Per alleviare un po’ la tensione accumulata durante il giorno gli italiani ricercano momenti di relax nella vita di tutti i giorni, come soffermarsi a gustare un buon pasto o frequenti pause caffè. Altra conseguenza dell’alto punteggio totalizzato è la passionalità dell’italiano: le emozioni sono talmente intense che l’individuo deve necessariamente esprimerle agli altri, specialmente attraverso l’uso del body language.

LTO – Long term orientation

Nell’indice LTO (Long Term Orientation – orientamento al lungo termine) la cultura italiana ottiene un 34, trattandosi di una cultura orientata verso il breve termine. Ciò implica un grande rispetto verso la storia e la tradizione oltre al puntare più che altro a risultati a breve termine nel futuro*.

Ciò è comune a quasi tutte le culture occidentali.

*In culture orientate verso il lungo termine si guarda più alla relazione e al futuro anche ampio che al risultato immediato. Magari si preferisce un partner commerciale meno conveniente ma più fedele, con cui si può instaurare un rapporto a lungo termine, e si è meno inclini a interrompere i rapporti nonostante una performance meno che perfetta.

(liberamente riadattato da http://geert-hofstede.com)

L’angolo di Austrucciaccia


Per scaldarmi un po’ ho fatto un nuovo pupazzo di feltro. So fare anche cose molto più complicate, ma era un po’ che non ne facevo e sono un po’ arrugginita.

Ho un nuovo progetto in mente che è ancora più difficile di quelli che avevo fatto prima.

 

Ah oggi sono andata dalla relatrice e le è andata bene la scaletta e le voci scelte da tradurre… quindi… a quanto pare ho una tesi 🙂