Universitare stanca

Sono sempre stanca la sera, ultimamente.

Dormire, con la D maiuscola, è diventato il mio scopo fondamentale. Non importa se devo fare i compiti, se ho un’email importante da mandare, se devo curare la mia vita sociale, se devo farmi la doccia, se il computer è ancora accesso, e questo e quell’altro. Non importa nulla. Devo dormire. È talmente importante che a volte neanche vado a dormire sul letto, mi butto sul divano, con una coperta a mo’ di piadina arrotolata, e dormo. Il divano, famoso per essere irresistibile e perfetto per lunghe dormite, nonché mio grande amico nel periodi della tesi, è lì che mi chiama, sexy come un modello svedese, e che mi chiede di abbandonarmi ai suoi cuscini. Con la luce accesa, col computer ancora acceso la cui ventola grida vendetta (ma in realtà sta sempre sempre accesa, quindi grida vendetta sempre e comunque, ma mentre dormo particolarmente, quasi non riesco a dormire senza – anche se di recente ho rimesso lo standby automatico anche da attaccato alla corrente, così dorme pure lui), magari anche mezza vestita, e dormo. Dormire sul divano con la luce accesa ha i suoi vantaggi: ti svegli periodicamente (in una notte, due o tre volte), vedi che ora è e decidi se è il caso di alzarsi perché devi fare qualcosa, o devi andare a dormire, o devi farti la doccia ecc. Ma alla fine dormo, è un caso più isolato.

Non riesco a dare una motivazione precisa a questa stanchezza invincibile, forse è l’effettiva attività universitaria (ma non capisco, sto pure ingrassando), forse è il fatto che devo pendolare e che tutte le volte mi devo stressare perché per fare un cazzo di 30 km con Trenitalia c’è sempre qualche problema (è in ritardo col sole, con la pioggia, con la bufera (evvabbè), con le nuvole, non voglio sapere se verrà la neve che succederà) o anche il solo fatto di dover pendolare, forse è la continua attività di socializzazione cui mi spinge l’università, che non è un male, solo che vorrei avere energia per tutto. Non è che faccia orari bestiali. Oggi sono sveglia alle 7 e mezza (mi sono svegliata alle 6 e qualcosa) perché ho lezione alle 9,  ho appena scoperto che è alle 9.30, basta prendo quello delle 8.40 because I can, frega un cazzo se faccio tardi per colpa di Trenitalia.

È passato un po’ da quando frequentavo lezioni full time, e non mi ricordo se pure alla triennale era così.
Mia madre dice che sto sfogando lo sforzo immane che ho fatto per esami/tesi/libro. Ne dubito, ma i miei malumori e le mie tristezze forse hanno a che fare con questo.

Non so.

Mi sento vecchia.

E 23 anni non li ho ancora compiuti.

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Elezioni

Dico solo questo:

se dovessi riscrivere Alieni in Italia adesso, non ci sarebbero task force in Italia, niente vichinghi e niente debellatori. Betta sarebbe una espatriata in Svezia e lì incontrerebbe Erik. Il suo blog sarebbe oggettivamente un expat blog. Lasciamo che gli italiani vengano rimpiazzati dagli alieni.

Io non ho più fiducia in loro.

 

 

la cosa buona di un esame di lingua che ti fa cagar sotto è che una volta fatto e passato, gli esami in italiano sembrano delle bagatelle. Più o meno…?

Zombie onirici

Per la serie sogni da film

Stanotte è toccato agli zombie.

La trama non me la ricordo e più passa più mi svanisce. Mi pare che fossi insieme a tanti estranei che cercavano di sfuggire agli zombie, erano tutti armati e mi pare pure io…? Non mancavano certo le assurdità, comunque. Il contagio era simboleggiato dal venire al contatto con una specie di plastilina blu elettrico, che potevi uccidere schiacciandola e non toccandola direttamente. Le ambientazioni erano molto vivide: ad esempio nella seconda parte del sogno ero in un bar tutto arancione delicato, sedie moderne a forma di calice, porte di vetro spesso con maniglie di titanio satinato (!), pavimento di… uhm c’erano piastrelle…? Nella prima parte era tutto intorno casa mia quindi non me ne stupisco. Le sensazioni erano molto realistiche: c’era veramente la paura del contagio, il rifugiarsi in luoghi dove non arrivino, le armi, l’ansia, l’orrore e l’odio per gli zombie… insomma… un’ansia che non vi dico.

Il bello è che ad un certo punto mi sono svegliata perché stavo in una posizione scomodissima (in qualche modo avevo un tallone che schiacciava le dita dell’altro piede, e una mano intorpidita) e lì avevo la scelta: alzarmi e gironzolare sperando che il sogno sparisse, o semplicemente cambiare posizione e ritornarci. Non avevo la forza di alzarmi così mi sono beccata il secondo tempo, quella col bar, per intenderci. Che dramma, scoprire che una dei nostri era malata. Che dolore doverle sparare…

 

Zombie

Attenzione, la suina o l’altra influenza stagionale (una delle due, non si capisce quale sia) creano zombie! Ad esempio il mio zombie-madre che vaga per casa ad orari impensabili tossicchiando e scivolando con un’espressione vacua per le stanze.
Ho il sospetto che se la stia prendendo comoda (per carità, dopo 40 anni spesi a lavorare non le darei torto), ma uno non sa mai…